domenica, settembre 22

verità






Sono sdraiato a terra
Lo sguardo è rivolto al cielo
I rami degl'alberi compiono un’intricata trama che filtra il sole
Una possente radice esce fuori dal terreno e mi solleva il collo spingendomi la testa quasi all'indietro
Non posso muovermi

Un altro black out mi ha fatto perdere delle ore
Sembra ancora giorno

Sarà lo stesso giorno o sarà passata una settimana ?

Devo procurarmi un altro orologio



Questi vuoti temporali mi fanno fare cose che non ricordo

La malattia si prende il suo spazio


Uno spazio in cui regna la più pura forma di istinto




Sembra la stessa vegetazione di prima, non dovrei essermi allontanato tanto




L’avevo vista
e poi ?

  
cosa ?





Cerco di portare le braccia al volto ma qualcosa mi impedisce di muovermi

Dalla mia posizione vedo il tronco di un albero con uno squarcio sulla corteggia
I detriti cadono su una scarpa

È la mia !

Ma cosa ci fa lì ?

Vicino vedo un paio di pantaloni arruffati al suolo

Improvvisamente mi accorgo che ho difficoltà a inspirare
Lenti e profondi respiri si susseguono

Il mio cuore sembra aver compiuto uno sforzo notevole

Il formicolio del corpo sembra interrompersi in un punto

La pelle avverte una sensazione di calore
C’è qualcosa poggiata sopra il mio addome




Sensazione di calore ?
Sento di nuovo il mio corpo, anche se in parte ?

Ma come è possibile ?

E poi perché proprio lì ?




Un soffio caldo si condensa intorno al mio ombelico

Sembra ...


è un respiro

Un lento respiro regolare che quasi si sincronizza col mio



Smette di respirare per qualche secondo
Lo strato di umidità mi gela di colpo la pelle sottostante
Sento un brivido di freddo


Ho la gola secca

Deglutisco


-“sei imbarazzato ?”


-“sei …. sei la ragazza che è uscita dall'acqua?”
-“già”

-“riesci a muoverti ?”
-“no”


Deglutisco ancora


-“da qui vedo i tuoi pantaloni”
-“io invece da qui vedo qualcos'altro … e quel qualcos'altro mi sta appena augurando il buongiorno”

-“scusa … io ….. sono nudo vero ?”
-“già, e credo di esserlo anch'io”

“credi che noi due … cioè … insomma … noi?”
-“non lo so, molto probabilmente si”










-“fottuto black out mentale …”



Lei inizia a ridere
La sua risata è contagiosa che mi fa prima sorridere e poi seguirla a ruota libera

Mentre ride, alcune ciocche dei suoi capelli mi sfiorano la pelle

-“lo so che non è la maniera migliore, comunque mi chiamo Alessandro …”
-“Sara …”
-“e hai già conosciuto IL MARTELLO DI THOR, suppongo …”

Lei ridacchia e risponde
-“salve martello di thor, è un piacere”
-“il MARTELLO DI THOR ringrazia”

Lei continua a ridere
-“tu sei come me, giusto ?”
-“penso di si”
-“ti reputi speciale in qualche modo, no perché io ho pensato spesso al suicidio in questi giorni”, le confido
-“non so cosa dirti, provo solo a sopravvivere … anche se dalla parte sbagliata della barricata”
-“provo un formicolio per tutto il corpo che non mi fa sentire ne dolore ne altro, ma sento distintamente il tuo viso … tu mi senti ?"
-“si, sento il calore della tua pelle sulla mia faccia”
-“cosa significa secondo te ?”
-“non lo so”


Respiro

-“io mi sono fatto un’idea di questa malattia”
-“sentiamo … ma prima potresti pensare a qualcos’altro ?”
-“in che senso ?”
-“per iniziare, prova a pensare di non avere una ragazza nuda che poggia la sua testa sulla tua pancia e ti guarda il pene … potrebbe aiutare”

-“proposta non pervenuta …”
-“e dai !”
-“ok, ok …”

Prendo fiato ed inizio il mio mantra

-“ vecchia signora … vecchia signora nuda … Paolo Limiti … PIPPO FRANCO !”

Lei trattiene a stento un’esplosiva risata
-“sta funzionando ?”
Ridacchiando e cercando di mantenersi seria risponde :
-“su Pippo Franco qualcosa è successo …”
-“quante volte mi ha salvato l’eroico Pippo … gli devo molto sai?”
-“sempre sia lodato”
-“amen sorella”



Iniziamo a parlare del più e del meno
Ci accorgiamo di essere di due città vicine
Andando avanti i toni gioiosi si affievoliscono

Mi racconta di essersi svegliata in casa, ma al contrario di me ha trovato la sua famiglia in giardino orribilmente trucidata
Durante vari black out si è accorta che la fame di carne umana cresceva sempre di più
Poi, un giorno


Si è ritrovata in una grande stanza di un edificio fortificato
I vestiti grondavano sangue
Tutt’intorno a lei decine di infetti che stavano banchettando
Avevano trovato un rifugio dove c’erano anche molti bambini
I loro corpi orribilmente sfigurati giacevano vicino a quelli di altri più adulti
La cosa l’ha sconvolta così tanto che ha deciso di scappare verso le montagne

Ma i sopravvissuti l’hanno seguita e hanno cercato di ucciderla
Non ricorda nient’altro, si è risvegliata in un campo il giorno dopo

Io le narro la mia storia
Dei corpi che ho bruciato e delle vite che ho spezzato

Inizia a piangere

Lacrime amare scorrono anche sul mio volto




-“credo sia un virus che inizialmente si è diffuso per via aerea”
Le rimembro la maschera che indossava il tizio che è entrato nel mio appartamento
-“tutto deve essere avvenuto di notte, forse una qualche arma batteriologica, magari una bomba ?”
-“non credo di aver sentito nessuna esplosione e poi se è come dici tu, perché la gente in provincia non è stata contagiata ? e poi mica tutti hanno una maschera antigas in casa …”
-“forse hai ragione … la mia teoria fa acqua da tutte le parti”
-“certo che ho ragione!”
-“scusa”
-“non devi sempre chiedermi scusa..”

-“ok, scusa”
-“e DAI!”

sorrido


Dopo un po’ di tempo iniziamo a riacquistare le attività motorie
Mi porto le braccia alla testa
Parte delle fasciature sono ancora lì

Ho molte unghiate sul petto
-“ma che cazzo, selvaggia la ragazza !”, mostrandole i graffi sul petto

Pian piano alza la testa e si siede

La sensazione di formicolio riprende gradualmente

Si porta una mano sulla guancia
Anche lei ha perso nuovamente la sensibilità

Girandosi di scatto mi fissa
I capelli corti si muovono ondulati
Occhi che penetrano di nuovo i miei

-“non … non senti più nulla vero ?”
-“no … è strano”
-“lo è anche per me”

La sua schiena nuda di fronte a me
Le sono rimaste attaccate delle foglie
Istintivamente allungo il braccio sinistro e le sfioro la pelle
Un brivido le percorre la schiena e le fa venire la pelle d’oca
Le foglie iniziano a cadere



Un dolore lancinante mi prende la mano
Inizia a tremare
Emetto un urlo straziato

Non ho mai avvertito un dolore simile
Ritraggo la mano e mi alzo in piedi di scatto balzando all’indietro

Il battito del cuore sembra esplodermi nel petto

Trattengo il respiro e stingo i denti
Non funziona, tutto la sensibilità è concentrata in quel punto
Sento che le forze mi stanno abbandonando

Cado al suolo con entrambe le ginocchia

Pian piano il dolore si affievolisce per poi sparire del tutto


Lei è rimasta immobile con la faccia impaurita

La guardo e le dico :
-“scusami Sara, è passato adesso … sono un coglione … eh eh eh”


-“vieni qui …”, dice quasi bisbigliando guardandomi

Un respiro regolare mi si strozza in gola

Mi avvicino lentamente

Siamo in ginocchio l’uno di fronte all’altra
Lei mi sfiora il volto con una mano

Sento il suo tocco che accarezza la mia barba incolta
-“toccandoci la nostra umanità sembra ritornare”, mi bisbiglia 
I suoi occhi distolgono lo sguardo e si posano sulle mie ferite
Fa scivolare la carezza fino a posarsi su un graffio che mi appare sul petto
Inizia a toccarlo
Avverto un leggero dolore, quasi piacevole
Dal graffio fuoriesce una goccia di sangue che si adagia sul suo polpastrello

Lo porta alla bocca
Con la lingua lo lecca e mi dice
“-inizio ad avere fame …”

Il suo sguardo si posa ancora nel mio
-“non provarci nemmeno … dominala”
-“non ci riesco … è tanta …”
-"dominala...."


Non mi risponde più




Di scatto mi avvolge la spalla destra in una morsa con la mano
Il dolore arriva tutto insieme

La vista si annebbia di colpo
Con l’altra mano inizia a graffiarmi sul petto



Il mio palmo destro si infrange sul suo zigomo sinistro
La sua testa si sposta di lato

Porto lo sguardo alla spalla e vedo che ne fuoriesce del sangue
Ho la vista annebbiata dal dolore
Raccolgo tutta l’aria che ho nei polmoni e produco un grido acuto che sembra esplodere nell'aria

-"SARA!"

Lei mi guarda e si lecca la mano per pulirla dal sangue

Vuole me

Il suo istinto sta avendo il sopravvento
Non è più in se

Vuole uccidermi

Anch'io inizio a provare le sue stesse sensazioni



Vuole la mia carne

Io voglio la sua





Non ho altra scelta

Lei raccoglie un grosso sasso e me lo lancia contro
Mentre cerco di evitarlo è già a pochi metri da me

Mi colpisce di nuovo sulla spalla e con l’altra mano mi avvolge la gola

Non respiro

Decido di giocare con il fuoco

Lungo il suo fianco sinistro ha una ferita semi-rimarginata
Cerco di divincolarmi con la mano destra ma non ci arrivo

Devo farlo ancora, devo subire ancora quel dolore atroce
Proietto il braccio sinistro sul suo corpo a tutta velocità
Il mio indice entra nella sua carne quasi totalmente

Lei produce un urlo e lenta la presa sul mio collo

Una volta avvertito il dolore cerco di essere più rapido possibile
Il mio pugno destro la colpisce
Il dolore ritorna violentemente 
Lei indietreggia per non perdere l’equilibrio
Dalla sua ferita fuoriesce un getto di sangue
Cerca di tapparlo facendo pressione con la mano

Un nuovo pugno la colpisce

Cade a terra

Mi chino su di lei
Raccolgo un masso e lo alzo sopra la testa


-“mi dispiace, ma se non lo fai tu, io lo farò a te”, mi dice

-“lo so … siamo due predatori che si contendono lo stesso territorio ... cercheremo sempre di ammazzarci a vicenda”



Dai suoi occhi iniziano ad uscire delle lacrime


Protrae la mano sul mio volto e accarezzandomi la barba mi dice :
-“fallo …”






Il braccio destro spinge il masso sul suo cranio con tutta la forza
Il guscio protettivo del suo cervello si rompe
Uno spasmo muscolare le percorre tutto il corpo

Un secondo colpo sparge della materia celebrale su terreno


Non c’è bisogno di colpirla ulteriormente


Il viola dei suoi occhi pian piano si spegne portando le sue iridi a scomparire

Sono completamente bianchi ormai

Il suo corpo non si muove


Una sensazione di vuoto mi assale
L’unica persona che poteva capirmi è morta
Mi avvicino e le tocco il viso tumefatto
La sensazione tattile non appare più
La sensibilità è scomparsa per sempre



-“Sara mi dispiace …”







Con la mano a coppetta raccolgo parte del suo cervello
Si scioglie nella mia bocca

La ferita del suo fianco viene allargato con uno squarcio
Il sangue inizia ad uscire ed a spargersi sulle mie ginocchia

Parte dei sui organi interni vengono estratti con facilità

Una volta arrivato al suo cuore, la mia mano si paralizza per un attimo
Lo avvolgo lentamente estirpandolo con delicatezza

Mi fermo a guardarlo per qualche secondo

La lingua lo percorre interamente

Lento la presa e cade al suolo


Alzandomi in piedi guardo il suo corpo nudo 

Dilaniato con le mie stesse mani

Rimango per un po' a contemplare le sue forme









Perché a me ?

Cosa ho fatto per meritare questa esistenza ?




Passandomi una mano tra i capelli lentamente mi volto

Trovo il resto dei miei vestiti sparsi dietro un arbusto insieme ai suoi




La sua maglia blu












Il fiume mi accoglie tra le sue braccia a poche centinaia di metri

Sciacquandomi per bene nelle sue acque 
Siedo sulla sua sponda e mi rivesto


Inspiegabilmente decido di bere, non sentendone minimamente il bisogno
Bevo una quantità industriale di acqua
Sembra che il mio corpo ringrazi facendomi emettere un poderoso rutto







Prima di riprendere a camminare senza meta decido di prendere un po’ di pranzo a portar via e lo avvolgo nel maglione blu









il maglione di Sara
















Riprendo a camminare costeggiando il fiume

Sono un predatore solitario

Il pensiero mi fa piangere









Predatore solitario








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