domenica, dicembre 29

feste rosse



  

Sono sempre stato un tipo solitario
Le persone, intesa come massa, non mi sono mai piaciute

Forse l'ho già detto

Questo periodo invernale mi rende più debole psicologicamente



Pensieri

Parole che sia accavallano nella testa


Natale
Festività
Cenone in famiglia

Per quest’anno niente di questo, assolutamente niente di questo.

Nessuna imbarazzante conversazione a tavola con tutti i parenti sulla mia persona.




ragazze, lavoro, ragazze, lavoro, ragazze, lavoro, ragazze, lavoro …


CRESCI


Amici che ti chiamano per uscire

Amici che ti chiamano solo perché vogliono fare gruppo per pagare di meno a capodanno





Per quest’anno decido le mie festività a modo mio, senza famiglia, senza amici e da solo.

Solo con la mia nuova personalità ballerina che mi costringe ad andare contro la mia natura.


Tutto questo non è bello, ne sono consapevole, ma ne sono attratto …. sin dal primo momento

Credo di aver trovato finalmente una mia dimensione.
Doveva venire la fine del modo perché me ne accorgessi

Che poi è una di quelle classiche cose che ti fanno pensare che il tuo copione non può che andare diversamente.

Non puoi uscire fuori trama
Non ti è concesso
La vita è questa, non ne hai altre
 ...e tutto quell'altro mucchio di stronzate che ti arriva in testa nei momento più cupi della tua esistenza.


Oddio quanto mi mancano le serie tv piratate sul mio pc
In una maniera assurda

Quelle infinite realtà da me distanti



Quanto vorrei essere distante in questo momento
























Trovo il corpo del mio migliore amico a terra

Un profondo squarcio sul collo, la maglietta strappata e molti morsi sparsi un po’ alla rinfusa.

Il suo braccio sinistro è stato totalmente estirpato da vedere la clavicola.

Strappato con potenza
Ha una gamba spolpata fino all'osso.

Osservo le mie mani tremolanti.
Ho delle schegge di vetro sulle braccia e forse anche sul resto del corpo

Voltandomi, mi accorgo di aver attraversato totalmente una porta a vetri.

Un grosso pezzo acuminato esce del corpo di Matteo, avvolgendolo in una pozza di sangue.





Devo aver lottato con lui

Mi sto abituando a queste situazioni improvvise e sconvolgenti.





a b i t u a n d o





Il mio volto istintivamente si riempie di lacrime.
La profondità della mia mente piange per lui

Non saprò mai se ha sofferto, a causa dello stadio finale del virus, oppure no.
Se i nostri corpi abbiano riacquistato la sensibilità durante lo scontro, oppure no.

so solo che la mia bocca è piena del suo sangue.



“qualunque cosa sia successa, mi dispiace”, chinandomi e rivolgendomi al suo volto, “era un’idea stupida … STUPIDA … ma quel tizio credeva che sarebbe andato tutto liscio”.


Doveva separarci, il tuo istinto forse doveva essere come il mio.
Uno stesso ego ci ha portati a lottare.
Non potevamo convivere troppo tempo nello stesso luogo

“QUEL COGLIONE DOVEVA CAPIRLO !”

I suoi occhi sono rivolti verso l’alto
Il suo corpo si è irrigidito.

Con due dita gli chiudo le palpebre per sempre

“addio fratello”




Fogli di carta sparsi a suolo.
Schizzi di sangue che ricoprono intere pareti.
La mia personale scena del crimine prosegue anche nel corridoio.
Lo percorro in tutta la sua interezza.
I miei passi risuonano nella corsia centrale lasciando orme di morte dietro di me.

Non lascerò alla mia ansia la possibilità di sfogarsi

Non questa volta






Il portone è sbarrato e fa bella mostra di se alla fine del corridoio

Afferro una sedia e la trascino con me

Il cigolo sul pavimento rimbalza sulle pareti producendo un grido di angoscia e di paura che riecheggia sinuosamente nella mia testa.

L’afferro saldamente con entrambe le mani e inizio a percuoterla con vigore contro quest’ostacolo.
Una serie di quattro colpi seguita da una pausa


Deve aprirmi

Voglio uscire





“sono io” … “aprimi !” … “APRIMI !”














Un silenzio assordante mi circonda
Non sento nessun minimo rumore provenire dall'esterno


Pian piano una serie di passi risale la scalinata e si dirige nella mia direzione
Scaglio la sedia dietro di me e inizio a battere, con ritmo regolare, i pugni sul portone

La figura si ferma

Bussa con un motivetto familiare

Tre colpi regolari ed un quarto un po’ più marcato seguito da altri due a breve distanza tra loro

Un sorriso mi appare sul volto
Riproduco lo stesso suono ticchettando le dita sulla porta

La serratura scatta bruscamente
La porta si spalanca

“A… Alessandro ?!”, pronuncia a fatica
“ciao marmocchietto, mi sei mancato”

Le pupille del ragazzo esplodono di gioia
Con un balzo mi afferra e mi abbraccia alla vita

“dai smettila”
“ti ho cercato dappertutto”

Le mie braccia lo afferrano istintivamente in una amorevole coccola
Mi inginocchio

“è veramente bello rivederti”

Il ragazzo si asciuga le lacrime
Le mie mani gli afferrano i lati della faccia

“ascoltami bene”

La sua espressione cambia

“come hai fatto ad arrivare fin qui ?”
“le porte sono praticamente sfondate, è tutto aperto”
“merda !”

Lo spingo via e inizio a correre

“ma dove vai ?”, mi domanda


Non possono essere fuggiti tutti

Non voglio crederlo



Il ragazzo mi segue giù per le scale

“dove sei passato”, gli grido mentre mi ritrovo davanti ad un bivio
“sulla sinistra”

Svoltiamo entrambi
Una corsa a perdifiato
I corridoi sembrano tutti uguali



Alcuni rumore di arma da fuoco mi bloccano all'istante
Vengono da un'altra direzione

“deve essere quel tizio di prima”
“che tizio ?, quale tizio ?”
“quello con uno strano camice”, mi risponde

Prima che possa finire la frase sto già correndo in direzione degli spari
Il corridoio si blocca davanti ad una porta di un nuovo reparto
Sono talmente concentrato sul mio obiettivo che non riesco neanche a leggere la scritta






La mia adolescenza è stata influenzata molto dal mondo del wrestling.
Era la mia droga, conoscevo tutte le mosse dei grandi campioni.
Anche se dicevano di non provare ad imitarle a casa, io lo facevo lo stesso con i miei amici stretti.
Tra i quali c'era anche Matteo.
Sapevamo della loro finzione scenica, forse era questo che ci piaceva veramente.
Quella che mi piaceva di più era il “missile dropkick”, un doppio calcio volante a gambe tese sull'avversario.

Lo stesso che la porta si trovava ad affrontare

L’urto, unito alla velocità, è stato talmente potente che mi sono ritrovato all'interno senza neanche accorgermene.
Un grande salone pieno di sedie e tavolini con un grosso bancone

Praticamente una mensa, con tutto quello che compete ad tale luogo ... fatta eccezione per un mucchio di cadaveri ... che non sono poi la cosa più igienica del mondo.
Reclamerò alla direzione ...



Tre infetti vengono colpiti da una scarica di colpi di un fucile a pompa.

Il tizio è terrorizzato, ma ha fatto fuori la minaccia.

“Luca che cazzo è successo ?”, gli dico con voce serena
“cristo … CRISTO”

Indietreggia e cade a terra inciampando su uno sgabello del bancone
Tenta di ricaricare l’arma in fretta, ma i proiettili si sparpagliano tutti introno a lui

“Perché stai ricaricando ?”
“come hai fatto ad uscire ?”
“mi rispondi ad una domanda con un’altra domanda … non è educato”
“scus… scusami, è solo che sono sorpreso”
“anch'io, sono sorpreso nel vedere che sei ancora vivo”

Cerca di rialzarsi
I miei occhi cadono su una vistosa ferita all'altezza del polpaccio.
Anche lui deve essersene accorto solo ora, visto che inizia ad urlare

“ti hanno morso”, gli faccio notare
“no, no nonono…”
“calmati”
“GIUSTO !”, esclama, “ho portato la cura con me”, dice estraendo una siringa dal camice
“una cura … hai creato una cura ?”, gli dice il ragazzo
“esat… aspetta un secondo, ma quello da dove sbuca ?”, mi domanda alzandogli il fucile contro

Mi porto davanti al ragazzo e cerco di nasconderlo dietro di me

“calmati”
“da dove è uscito ?”
“calmati e riflettiamo insieme”

Abbassa il fucile e guarda la sua siringa miracolosa

“questa, mio caro…”
“caro no”, lo interrompo
“o..ok … questa è una modifica che ho fatto al tuo sangue”
“vorresti farmi credere che hai creato un vaccino contro questo virus”

Lui guarda intensamente la siringa
Il contenuto è di un colore nerastro e dalla sua faccia non sembra essere tanto convinto del suo risultato.

“non l’ho sperimentata a dovere, ma posso sempre farlo su di me”
“sicuro ?”

Guarda per un attimo a terra

“tutti i pazienti del reparto in cui ti trovavi prima hanno subito questo trattamento”
“tutti ?”
“si”

Toglie la protezione dell’ago

“sono tutti legati e le dosi di anestetico sono al minimo … eppure nessuno si agita o cerca di fare il pazzo come facevi tu”


“complimenti”
“grazie”

Punta in alto la siringa e fa fuoriuscire una piccola quantità del suo prezioso contenuto

“le iridi dei loro occhi sono come le tue … ma più chiare”

Mi guarda per un attimo e mi sorride prima di iniettarsi quella roba nel collo.
Con un movimento rapido la estrae e tampona con un dito



“bravo”
“grazie”
“come ti senti ?”
“bene, sto una meraviglia”

Rialzando uno sgabello, si siede e poggia l’arma sulle sue ginocchia nella mia direzione

“posso vedere da vicino le tue pupille ?”, mentre faccio una serie di passi verso di lui
“NO !”, grida, “non ti avvicinare”

Bloccandomi allargo le braccia in segno di resa

“allora controllati tu stesso, hai degli specchi proprio dietro il bancone”

Il tizio si gira per un secondo per vedere il suo riflesso
Rimane imbambolato come un coglione

“hai delle belle iridi violacee anche tu, complimenti”

Spalanca la bocca delicatamente e il suo sguardo si perde nell'etere

“sono bellissime”







Con uno scatto gli afferro il collo con il braccio destro

Imbracciando il fucile con la mano sinistra fa in tempo a girarsi per esplodere un colpo




Un unico solo colpo che rimbomba nella mensa



La traiettoria era casuale





Ma il bersaglio è stato colpito lo stesso










Il ventre del ragazzo si apre a metà

Quasi con un cenno di espressione di sorpresa sul volto, il suo corpo cade all'indietro












La rabbia cresce in me, ma allo stesso modo ogni mia azione è calma e controllata






Affondando i denti nel collo di Luca ne strappo una buona parte

Allento la presa

Lui urla e si dimena

Le gambe cedono
Abbandona il fucile per portarsi entrambe le mani alla gola


Raccolgo una manciata di proiettili caduti a terra
Il fucile non fa in tempo a cadere al suole che subito è nelle mie mani


Luca è in ginocchio

Alza appena lo sguardo in tempo per ritrovarsi l’estremità della canna a pochi centimetri dal volto.



“vorrei fare un monologo, ma non sono bravo in queste cose”

Un ghigno mi appare sul volto

“l’unica frase che mi viene in mente è quella di un film che odi”

La sua espressione cambia
Sul suo volto appare una smorfia contenuta

“e confermo che l’ho sempre odiato quel film”, risponde




Non riesce più a trattenere una risata sforzata


Anche il mio ghigno si trasforma in un sorriso felice





Ho sempre sognato di pronunciarla in una situazione come questa









“Hasta la vista, baby”









Il rumore che produce mi fa vibrare il cuore dall'emozione
Una sensazione bellissima
La sua testa si apre come un cocomero che cade al suolo da una certa altezza.
L’otturatore fa uscire il bossolo della cartuccia

Ricaricando a volo, lo colpisco nuovamente all'altezza del petto
La parte superiore del suo corpo è ridotta ad una poltiglia

Un sorriso stampato sempre più grande

Raccolgo tutti i proiettili che ci sono in giro
Li metto diligentemente in tasca



Le mie gambe iniziano a camminare da sole

Mentre ricarico il fucile, il mio sguardo cade sul corpo del ragazzo agonizzante.

Lui mi guarda

Ha gli occhi gonfi e pieni di lacrime
prova a parlare ma non esce il minimo suono dalla sua bocca



Abbasso il fucile su di lui


“addio marmocchio”





Girando la testa dall'altra parte, esplodo un colpo a bruciapelo in mezzo alla fronte.


Non mi soffermo a guardare e proseguo lungo il mio cammino
Mi accorgo solo dopo che parte del suo cervello è sulla mia scarpa









Questi corridoi desolati

Troppo silenzio per la mia mente piena di adrenalina





Nella testa passa una canzone che cerco di replicare fischiettando













Le stanze dei pazienti di Luca sono tutte disposte in successione
All'interno vedo corpi attaccati a delle macchine che li alimentano
Controllando di volta in volta, le iridi sono sempre le stesse

Non hanno nessuna colpa

Erano solo dei soggetti su cui sperimentare il mio sangue

Alcuni di loro sono in stato vegetativo
Altri sono arzilli e pieni di vita
Tentano di liberarsi da quelle cinghie in tutti i modi

Luca ha solo creato cloni

Troppi cloni che cercano di conquistarsi una fetta di mondo


Una fetta che non avranno mai





Il loro sangue schizza sulle pareti ogni volta che premo il grilletto.

Miro direttamente alla testa, non perché voglia fare economia sui proiettili, ma perché così è solo più veloce.

Ho provato di volta in volta a toccarli per vedere se mi trasmettevano qualcosa.
Per vedere se il loro stadio evolutivo del virus permetteva di sentire il contatto tra la nostra pelle.


Non è mai successo




Ho uccido quindici persone immobilizzate a dei letti di ospedale

Mi sono rimaste ancora tre cartucce

Decido di esploderle verso le fatiscenti lastre di truciolato che Luca aveva messo davanti alle finestre di quel piano.


Aprendo questo varco, mi accorgo che fuori si sta radunando un piccolo numero di infetti



“cibo gratis, ragazzi”


Mi sfrecciano ai lati mentre scavalco la finestra
Il fucile ormai è scarico, non mi serve più
La mia mano lo lascia semplicemente cadere a terra

Arrivo allo svincolo di ingresso all'ospedale
Ortogonalmente a me la strada maestra

Verso nord c’è la mia città e i miei ricordi





Decido di proseguire nella direzione opposta



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